Chi sono

Chi sono    Formazione   Esperienze professionali    Quando le parole finiscono   Titoli

 

Sono Giulia Guasparri, fisioterapista da più di quarant’anni; ho seguito i metodi tradizionali di fisioterapia finchè negli anni ottanta ho incontrato Jean Paul Resseguier e da lui ho appreso il suo metodo, continuando a seguire gli approfondimenti nel corso degli anni fino ad oggi.

Fra le mie principali attività:
-organizzo gruppi di Hatha-Yoga
-ricevo e visito a domicilio
-mi occupo di accompagnamento al fine-vita.

Formazione

Diploma Universitario di Terapista della Riabilitazione,conseguito presso la Clinica neurologica della Università degli Studi ”La Sapienza “di Roma.

Numerosi corsi di specializzazione sulle Tecniche Neuromotorie, sia per adulti che per bambini (Bobath,Kabat,Vojta).

Corso di 2 anni per terapisti, presso la Scuola Tradizionale di Agopuntura della città di Firenze.

Diploma di Linfodrenaggio e di Shiatsu (Metodo Ohashi)

Corsi e seminari di Formazione come Insegnante Yoga (Diploma Himalayan Institute)

Esperienza terapeutica presso l’ospedale S.Pio X di Ceres (Brasilia) nel Brasile del nord nel 1997 della durata di quasi due mesi, nei vari reparti clinici.Formazione completa come operatrice ed insegnante del “Metodo  Resseguier”, che comprende la Riabilitazione Integrata e la Umanizzazione delle Pratiche Terapeutiche.

Esperienze Professionali

Dal 1970 al 1975 fisioterapista presso l’Ospedale “S.Maria della Scala” di Siena, nei reparti di Pediatria e   Neuropsichiatria Infantile

Dal 1977 al 1985 fisioterapista nel territorio fiorentino della USL ”Scandicci –Le Signe”

Dal 1986 al 2002 ha svolto la libera professione, dedicando la propria attività in particolare per le Donne Operate al Seno, presso la “Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori”di Firenze.

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Nel 1997 ha soggiornato circa due mesi in Brasile per collaborare con i medici dei vari reparti all’interno dell’ospedale Pio X di Céres (Brasilia). I reparti erano: Medicina interna, Maternità, Ambulatorio esterno. La formazione dei medici dell’ospedale era basata sul metodo Resseguier.

Dal 2003 al 2007 ha collaborato con specialisti di reumatologia,nell’ambito delle patologie su base Progressivo-Degenerative, al principale scopo di:
Ridurre il dolore, attenuare il livello di ansia, favorire il rilassamento, educare alla Consapevolezza Corporea, utilizzando il “Metodo Resseguier” per le sedute individuali e conducendo gruppi di Ginnastica Dolce, secondo i principi dello Yoga e delle Tecniche Respiratorie.

Tali competenze venivano espletate nelle seguenti patologie: disturbi articolari, peri-artriti, lombo-sciatalgie, artrite reumatoide, fibromialgie, artrosi, osteoporosi.

Dal 2008 al 2015, ha svolto la propria attività presso l’U.C.P. ex convento Oblate-Leniterapia dell’Azienda Ospedaliera Careggi—Firenze.

Da questa ultima esperienza è nato il libro: “Quando le parole finiscono“, di cui si cita l’incipit:

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L’esigenza di raccogliere in poche righe l’incontro con alcuni dei numerosi pazienti che ho conosciuto nei 7 anni di lavoro in hospice , è nata dal desiderio di fissarne il ricordo.
Non è facile tradurre in parole gli stati d’animo prodotti dall’assistere un morente, l’intensità di certi momenti, gli sguardi, i segni, le “intese “ che negli ultimi momenti danno il senso dell’urgenza, che non c’è altro tempo se non questo ed è tutto.
Lavorando in un reparto (per quanto di pochi letti come quello dell’hospice) e rivestendo un ruolo, non sembra possibile soffermarsi sulle proprie emozioni. Per me era però insopportabile soprassedere al ricordo di una persona che per vari giorni (talvolta mesi) è stata accudita e curata allo scopo di seguire ogni fase della sua malattia: c’è stato chi ha voluto parlare della propria vita, chi si è chiuso in un mutismo ostinato, in un’attesa penosa anche per i familiari e gli operatori, chi si è reso conto, in ritardo, di non essere in un centro di riabilitazione come gli era stato detto, ma in un ospedale “particolare” dove la malattia non era nominabile e l’esito meno che mai… C’è stato chi ha trovato il coraggio di dire la verità ai propri parenti, alleggerendoli di una responsabilità che non sapevano prendersi e manifestando il desiderio di conciliarsi con la propria morte, chi ha rifiutato fino in fondo la morfina per “morire da viva”… l’elenco potrebbe farsi lunghissimo.
Ogni persona che se ne va lascia un vuoto e chi l’assiste non può sapere, se non se lo chiede, qual è il senso di questa assenza.
Ogni paziente di cui ho parlato mi ha lasciato nel cuore il dono della sua esistenza e la fiducia reciproca, quando c’è stata, ha conferito valore alla mia vita e alla pienezza che si può trovare in ogni rapporto semplicemente umano.
Credo sia importante morire senza rimpianti e riconoscersi coraggiosi così come lo siamo stati nell’affrontare tutte le prove e le scelte di fronte alle quali la vita ci ha posto: nello stesso modo affrontiamo l’ultima inevitabile avventura.
Chi resta ha l’impegno di trasformare la propria qualità di essere, per amare se stesso e gli altri.

A seguire alcuni attestati delle mie attività.